I 27 Paesi membri dell’Unione europea escludono per ora un cambio di mandato per la missione EUNAVFOR Aspides nel Mar Rosso per estenderla anche allo Stretto di Hormuz, secondo quanto annunciato dall’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza europea, Kaja Kallas.
Parlando in conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri, l’ex premier estone ha illustrato quanto discusso dai ministri degli Esteri UE, mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sta continuando a fare pressione sugli alleati per aderire a una missione navale volta a mettere in sicurezza lo Stretto di Hormuz.
La via d’acqua porta d’accesso ai grandi terminal petroliferi del Golfo Persico è di fatto bloccata dall’Iran in risposta agli attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio e che hanno innescato un conflitto su scala regionale. Attualmente l’Iran consente solamente a navi di Paesi “amici” di attraversare lo Stretto da cui passano normalmente circa un quinto della produzione mondiale di petrolio e il 20% delle esportazioni di gas naturale liquefatto, ma anche il 30% dell’export dei fertilizzanti e circa il 10% dell’alluminio.
“Attualmente non c’è appetito per cambiare il mandato della Missione Aspides”, ha ammesso Kallas, in riferimento all’Operazione lanciata nel febbraio 2024 per proteggere le navi portacontainer e le petroliere dagli attacchi delle milizie filo-iraniane Houthi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden.
Nelle discussioni, ha aggiunto, “c’era un chiaro desiderio di rafforzare questa operazione”, ma “per il momento non c’era disponibilità a cambiare il mandato dell’operazione Aspides”. Kallas ha inoltre avvertito che, mentre l’attenzione è oggi concentrata su Hormuz, “anche il Mar Rosso resta cruciale” e “il rischio che gli Houthi vengano coinvolti è reale”. “Dobbiamo quindi restare vigili”, ha concluso.
L’idea di inviare una missione militare navale a protezione di petroliere e portacontainer che incrociano nello Stretto di Hormuz è stata respinta con forza dal Regno Unito e dalla Germania con il cancelliere Friedrich Merz che è stato categorico sostenendo che quanto sta accadendo non ha nulla a che fare con la NATO: “Fino a quando durerà la guerra, non parteciperemo inviando delle navi militari nello stretto di Hormuz. Fino ad oggi non è chiaro come un’operazione del genere potrebbe funzionare”.
Si lavora a una soluzione diplomatica e su iniziativa con ONU
Se la via militare appare per il momento chiusa, resta invece aperta quella diplomatica e di una collaborazione con le Nazioni Unite. Come indicato da Kallas già lunedì mattina al suo arrivo al Consiglio affari esteri, tra le ipotesi al vaglio quella di replicare una iniziativa simile a quella lanciata nel 2022 grazie a un accordo tra Ucraina e Russia mediato da Turchia e Nazioni Unite per consentire l’esportazione di grano, cibo e fertilizzanti da tre porti ucraini: Odessa, Chornomorsk, Yuzhny/Pivdennyi.
“Negli ultimi giorni ho discusso con il segretario generale delle Nazioni Unite Guterres e con molti altri su come mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. L’Europa non ha alcun interesse in una guerra senza fine”, ha affermato l’Alta rappresentante.
Kallas ha poi aggiunto che attualmente i Paesi UE stanno lavorando “a una soluzione diplomatica”, osservando che il problema è, ovviamente, che ci sono anche molti attori coinvolti quando si tratta di traffici marittimi, dalle compagnie di assicurazione, agli equipaggi delle navi.
In questi giorni l’Iran ha consentito a navi dirette in India e Cina di attraversare in sicurezza lo Stretto dopo un coordinamento con le autorità iraniane. In merito, Kallas ha affermato di aver affrontato il tema con il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, che si trovava oggi in visita a Bruxelles. “Stavamo discutendo con il ministro dell’India quale tipo di esperienza abbiano in questo senso e se ci possano essere possibilità per far avanzare davvero la questione”, ha affermato Kallas.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, l’Alta rappresentante ha criticato la guerra innescata da Stati Uniti e Israele, osservando che “gli obiettivi di questa azione devono essere chiariti da coloro che hanno iniziato questa guerra” e ribadendo: “L’Europa non fa parte di questa guerra. Non abbiamo iniziato questa guerra. E gli obiettivi politici non sono chiari”.
“Naturalmente parliamo con diverse parti. Ma le guerre sono facili da iniziare, molto difficili da fermare. E diventano anche molto caotiche, sfuggono di mano”, ha fatto notare.
Trump accusa nuovamente gli alleati
Intanto Trump, attacca nuovamente gli alleati, in particolare l’Europa, colpevoli di aver ignorato i suoi appelli a contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
“Numerosi Paesi mi hanno detto che stanno per aderire. Alcuni sono molto entusiasti, altri hanno già aderito”, ha affermato Trump senza però indicare il nome dei Paesi che a suo avviso avrebbero già aderito.
“Alcuni sono paesi che abbiamo aiutato per molti, molti anni. Li abbiamo protetti da terribili influenze esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti”, ha dichiarato il tycoon in una conferenza stampa a Washington DC.
“Il livello di entusiasmo è importante per me. Abbiamo alcuni Paesi in cui abbiamo 45.000 soldati, ottimi soldati, che li proteggono dai pericoli, e abbiamo fatto un ottimo lavoro. Ebbene, vorremmo sapere: avete delle dragamine? Beh, preferirei non essere coinvolto, signore.”
“Per 40 anni vi abbiamo protetto, e non volevamo certo essere coinvolti in una cosa di poco conto, in cui sarebbero stati sparati pochissimi colpi… Ma loro hanno detto che preferivano non essere coinvolti”, ha aggiunto il presidente statunitense in un chiaro riferimento ai Paesi europei.
“Sono sempre stato un grande critico di tutte le politiche di protezione dei Paesi, perché so che li proteggeremo, ma se mai dovessimo aver bisogno di aiuto, loro non saranno lì per noi”, ha detto Trump.

